http://www.youtube.com/watch?v=LhQYSJPobfk&feature=related
io sono senza parole.
sabato 6 febbraio 2010
giovedì 28 gennaio 2010
Scelte
Scelte. E' tutta una questione di scelte.
Sembra che in questa vita siano solo tre le cose non legate al libero arbitrio.
La prima è la nascita. La vita nel senso più biologico del termine. E parlo della prima vita, quella che non scegli tu, ma quella che ti impongono di dover vivere perchè qualcun altro ha deciso (e quindi scelto) che era il momento giusto per far vivere a qualcuno la sua vita.
C'è poi la seconda vita, che è quella che scegli di vivere tu, ma in questo momento a noi non interessa.
La seconda è l'amore. L'amore nel senso più romantico del termine. E parlo del primo amore, quello che non scegli tu, ma quello che ti sfonda l'anima senza chiedere, quello che sai che durerà per sempre e qualcosa in più, perchè il tutto è più della somma delle parti. So che non c'entra, ma ci stava bene.
La terza. Eh, la terza. La terza è quella cosa che prima o poi impari a capire che esiste. Meglio poi, che prima. Ma va così. Non decidiamo, nessuna scelta, nessuna responsabilità. Nessun perchè e nessuna risposta.
Scelte. E' tutta una questione di scelte.
In questa vita, a parte le tre cose che non puoi decidere di scegliere, è tutta una questione di scelte. E noi siamo abili in questo tipo di compito. Tant'è che crediamo di scegliere sempre per il nostro bene. E a volte ci riusciamo, ne siamo consapevoli man mano che passa il tempo, e le nostre decisioni ci portano la soddisfazione di aver scelto bene. A volte no. A volte scegliamo male perchè siamo così..squisitamente imperfetti.
E sono contenta perchè dopo mesi ho scritto qualcosa più lungo di due righe.
Sembra che in questa vita siano solo tre le cose non legate al libero arbitrio.
La prima è la nascita. La vita nel senso più biologico del termine. E parlo della prima vita, quella che non scegli tu, ma quella che ti impongono di dover vivere perchè qualcun altro ha deciso (e quindi scelto) che era il momento giusto per far vivere a qualcuno la sua vita.
C'è poi la seconda vita, che è quella che scegli di vivere tu, ma in questo momento a noi non interessa.
La seconda è l'amore. L'amore nel senso più romantico del termine. E parlo del primo amore, quello che non scegli tu, ma quello che ti sfonda l'anima senza chiedere, quello che sai che durerà per sempre e qualcosa in più, perchè il tutto è più della somma delle parti. So che non c'entra, ma ci stava bene.
La terza. Eh, la terza. La terza è quella cosa che prima o poi impari a capire che esiste. Meglio poi, che prima. Ma va così. Non decidiamo, nessuna scelta, nessuna responsabilità. Nessun perchè e nessuna risposta.
Scelte. E' tutta una questione di scelte.
In questa vita, a parte le tre cose che non puoi decidere di scegliere, è tutta una questione di scelte. E noi siamo abili in questo tipo di compito. Tant'è che crediamo di scegliere sempre per il nostro bene. E a volte ci riusciamo, ne siamo consapevoli man mano che passa il tempo, e le nostre decisioni ci portano la soddisfazione di aver scelto bene. A volte no. A volte scegliamo male perchè siamo così..squisitamente imperfetti.
E sono contenta perchè dopo mesi ho scritto qualcosa più lungo di due righe.
lunedì 18 gennaio 2010
RigurgitoRap
Vaniglia e latte
senti il mio cuore
che batte
frenetico
la realtà è di puro colore
anestetico
al male
il tuo sapore
è più forte
più forte
stringila
la vita ora tra quelle mani
fermala
in un click di carta
bruciala
Soloinquellavoltaincuimièscoppiatoilcuorenonl'hoprovatopiù.
voglia d'amare
amore
se potessi non lo direi
lo scriverei
su un vetro lucido
bagnato
e col tuo alito
l'avrei asciugato
e
se avessi
capito
ascoltato
aspettato
chissà adesso
dove saremo
saremo
in un mondo magico
tragico
un mondo strano
fittizio
lo stesso
in cui eravamo
ti amo.

senti il mio cuore
che batte
frenetico
la realtà è di puro colore
anestetico
al male
il tuo sapore
è più forte
più forte
stringila
la vita ora tra quelle mani
fermala
in un click di carta
bruciala
Soloinquellavoltaincuimièscoppiatoilcuorenonl'hoprovatopiù.
voglia d'amare
amore
se potessi non lo direi
lo scriverei
su un vetro lucido
bagnato
e col tuo alito
l'avrei asciugato
e
se avessi
capito
ascoltato
aspettato
chissà adesso
dove saremo
saremo
in un mondo magico
tragico
un mondo strano
fittizio
lo stesso
in cui eravamo
ti amo.

domenica 20 dicembre 2009
Ora sta a voi.

Questo è il link di una nota che raccoglie tutti i punti dell'aggressione al Presidente del Consiglio. No, non sono paranoica. Voglio la verità su questa vicenda, perchè poniamo anche solo per ipotesi che tutto quello che c'è scritto in questa nota sia vero, bè allora sarebbe stato un errore non averci creduto e non aver diffuso. Oltre tutti i danni che ci ha creato, la Beffa.
http://www.facebook.com/group.php?gid=20738620665#/note.php?note_id=219452762128&id=608507202&ref=mf
In più, il video di Passaparola del 14/12 . Travaglio riesce sempre a rimettere in ordine i pezzi del puzzle con una calma e una chiarezza disarmanti. Lo adoro. Dura 35 minuti, ma merita.
Ho sempre pensato che il compito di un vero giornalista sia insinuare il dubbio senza cercare a tutti i costi di portarci in una certa direzione. Lui ci riesce. Lascia aperte tutte le porte di modo che le persone possano scegliere dove andare, e questo fa di lui non solo un ottimo giornalista, ma anche una persona delle più intelligenti.
http://www.youtube.com/watch?v=rQxiQMw9mqY
martedì 10 novembre 2009
Fernando Pessoa - Sensazione
I miei pensieri sono qualcosa che la mia anima teme.
Fremo per la mia allegria.
A volte mi sento invadere da
una vaga, fredda, triste, implacabile
quasi-concupiscente spiritualità.
Mi fa tutt' uno con l' erba.
La mia vita sottrae colore a tutti i fiori.
La brezza che sembra restia a passare scrolla dalle mie ore rossi petali
e il mio cuore arde senza pioggia.
Poi Dio diventa un mio vizio
e i divini sentimenti un abbraccio
che annega i miei sensi nel suo vino
e non lascia contorni nei miei modi
di vedere Dio fiorire, crescere e splendere.
I miei pensieri e sentimenti si confondono e formano
una vaga e tiepida anima-unità.
Come il mare che prevede una tempesta,
un pigro dolore e un' inquietudine fanno di me
il mormorio di un incalzante stormo.
I miei inariditi pensieri si mescolano e occupano
le loro interpresenze, e usurpano
gli uni il posto degli altri. Non distinguo
nulla in me tranne l' impossibile
amalgama delle molte cose che sono.
Sono un bevitore dei miei pensieri
L' essenza dei miei sentimenti inonda la mia anima..
La mia volontà vi si impregna.
Poi la vita ferma un sogno e fa sfiorire
la bellezza nel dolore dei miei versi.
domenica 8 novembre 2009
ad Alda Merini
E' per non dimenticare
che rivivo in lei
la storia di chi ancora c'è
e vive di ricordi
di lacrime sparse
e di singhiozzi affannati
a ritrovare il senso del dolore
che adesso si regge malfermo
sulle gambe di quell'anima spezzata
ma senza alcun dubbio
.libera.
che rivivo in lei
la storia di chi ancora c'è
e vive di ricordi
di lacrime sparse
e di singhiozzi affannati
a ritrovare il senso del dolore
che adesso si regge malfermo
sulle gambe di quell'anima spezzata
ma senza alcun dubbio
.libera.
venerdì 9 ottobre 2009
venerdì 25 settembre 2009
non credevo..
Non credevo potesse starci tanto amore dentro una sola persona.
E non parlo di me.
Non solo.
giovedì 3 settembre 2009
Arabeschi

Puoi perderti all'infinito tra mille arabeschi,
vedere le tue gambe che corrono ma non sentire i muscoli contrarsi,
rimanere immobile e vagare in te stesso per anni,
ma la mattina in cui ti svegli
e capisci che sì, ti stai muovendo,
ma nella direzione sbagliata,
ecco
quello è il momento giusto
per voltarti
e non guardare più indietro.
E anche se
hai creduto
di non potercela fare
a cambiare la tua vita,
questa un giorno
ti prende per mano
e ti ci accompagna lei
là dove volevi andare.
sabato 29 agosto 2009
Frammenti di Diario II
...E mi dici che vuoi parlare e inizi a farlo, così, senza problemi, e mi parli dell’altra sera ,dei baci che ci siamo dati e lo fai senza imbarazzo ed è proprio questo a spiazzarmi. Mi spiazza in un modo che mi fa morire le parole in gola, perché ci metto tutta la razionalità possibile, ma io di certe cose preferisco non parlare, ma viverle e basta.
E credo anche che questa sia una parte di me che vuole rimanere adolescente, bambina, che non vuole affrontare di petto, così lucidamente il mondo degli adulti...
[...]
...E quanto è vero, una parola interpretata male può innescare una serie di atteggiamenti sbagliati. Ed è così bello chiarirsi, e te lo vorrei dire, ma la mia insicurezza mi frena, sono un’insicura cronica, non è che non ti voglio parlare.
E adoro notare con la coda dell’occhio che mi osservi quando non ti guardo, e adoro tornare con lo sguardo su di te e vedere che non abbassi gli occhi, ma anzi, li tieni nei miei e sorridi. Sorridi di quella complicità che abbiamo pulito dalla polvere delle incomprensioni inutili...
E credo anche che questa sia una parte di me che vuole rimanere adolescente, bambina, che non vuole affrontare di petto, così lucidamente il mondo degli adulti...
[...]
...E quanto è vero, una parola interpretata male può innescare una serie di atteggiamenti sbagliati. Ed è così bello chiarirsi, e te lo vorrei dire, ma la mia insicurezza mi frena, sono un’insicura cronica, non è che non ti voglio parlare.
E adoro notare con la coda dell’occhio che mi osservi quando non ti guardo, e adoro tornare con lo sguardo su di te e vedere che non abbassi gli occhi, ma anzi, li tieni nei miei e sorridi. Sorridi di quella complicità che abbiamo pulito dalla polvere delle incomprensioni inutili...
Frammenti di Diario I
Certi rapporti mi sembrano così fragili.. mi sembra di avere qualcosa di incandescente tra le dita, non riesco a trattenerlo come vorrei, non riesco a custodirlo tra le mie mani..non riesco a proteggerlo..
Siamo un ammasso di gentaglia, che a vent’anni non riesce a divertirsi o solamente a guardare in faccia l’altro sesso se non dopo una bottiglia di birra.
C’è quell’ammasso e ci siamo noi, che non siamo molto differenti a dirla tutta, ma in quella confusione troviamo due minuti per fermarci e guardare la luna, e immergerci nel suo rosso carminio.
Una luna che assomigliava ad un cuore umano, senza battito, immobile, ma che sovrastava l’intero mare e che lo colorava di bianco e di arancione.
E noi avremmo camminato lungo quella stradina fatta di niente, di giochi di luci riflesse...
Siamo un ammasso di gentaglia, che a vent’anni non riesce a divertirsi o solamente a guardare in faccia l’altro sesso se non dopo una bottiglia di birra.
C’è quell’ammasso e ci siamo noi, che non siamo molto differenti a dirla tutta, ma in quella confusione troviamo due minuti per fermarci e guardare la luna, e immergerci nel suo rosso carminio.
Una luna che assomigliava ad un cuore umano, senza battito, immobile, ma che sovrastava l’intero mare e che lo colorava di bianco e di arancione.
E noi avremmo camminato lungo quella stradina fatta di niente, di giochi di luci riflesse...
giovedì 16 luglio 2009
Sere d'estate

Questa è una di quelle sere in cui mi sarebbe piaciuto fumare.
Uscire sul balcone, con quest’aria frizzantina che mi pizzica la pelle, prendere la sigaretta tra le labbra, avvicinare l’accendino e sentire lo sfrigolio del tabacco che prende fuoco.
Uscire sul balcone, con quest’aria frizzantina che mi pizzica la pelle, prendere la sigaretta tra le labbra, avvicinare l’accendino e sentire lo sfrigolio del tabacco che prende fuoco.
E, insieme al fumo, acre, inalare quello che rimane dell'erba riarsa dal sole.
Mettermi così, seduta, a guardare le stelle immerse in questo cielo blu che mi tranquillizza e che raccoglie le voci della gente in lontananza e i rumori dei giardini che si fondono col frinire dei grilli e con il lieve ondeggiare delle foglie dei ciliegi.
E la luna sarebbe stata invidiosa di quel piccolo puntino luminoso, lei sola, lassù in alto, senza nessuno che la trattenga dolcemente tra le dita...
martedì 14 luglio 2009
Voglia
Voglia di sguardi, voglia di carezze, voglia di risate.
Voglia di tenerti tra le mie braccia
e voglia di vederti piangere.
Voglia di sentire i tuoi sospiri farsi agitati.
Voglia di ritrovarti avvolto dal piumone, al caldo
e di coccolarti.
Voglia dei tuoi occhi nei miei.
Voglia di spensieratezza.
Ho voglia di te, del tuo voltarti piano a osservarmi,
e seppur solo per pochi istanti
sentirti vicino.
Ho voglia delle tue mani sui miei fianchi,
di parole sussurrate e di labbra umide.
Voglia di telefonate non importanti,
voglia di giocare con te
e di prenderti in giro.
Ho voglia di te, che ancora non fai parte della mia vita
ma che viaggi nella mia mente
e mi tieni sospesa.
Voglia di tenerti tra le mie braccia
e voglia di vederti piangere.
Voglia di sentire i tuoi sospiri farsi agitati.
Voglia di ritrovarti avvolto dal piumone, al caldo
e di coccolarti.
Voglia dei tuoi occhi nei miei.
Voglia di spensieratezza.
Ho voglia di te, del tuo voltarti piano a osservarmi,
e seppur solo per pochi istanti
sentirti vicino.
Ho voglia delle tue mani sui miei fianchi,
di parole sussurrate e di labbra umide.
Voglia di telefonate non importanti,
voglia di giocare con te
e di prenderti in giro.
Ho voglia di te, che ancora non fai parte della mia vita
ma che viaggi nella mia mente
e mi tieni sospesa.
Gennaio 2008
giovedì 2 luglio 2009
Il disagio delle civiltà
Premetto che non ho mai condiviso pienamente il pensiero freudiano, ma il suo “disagio della civiltà” mi rapisce ogni volta.
Tutto nasce dai totem delle popolazioni primitive. Il totem era un elemento sacro, di solito rappresentato da un animale, che simbolizzava l’identità sociale, l’appartenenza alla stessa tribù.
All’interno di ogni tribù vigevano due tabù (due divieti sacri). Il primo vietava di uccidere l’animale-totem e il secondo vietava di avere rapporti sessuali con i membri dello stesso clan.
Da qui l’antica repulsione per l’incestuosità. Per i non addetti: esiste una specifica fase dello sviluppo in cui il bambino, colpito da “complesso edipico”, tende ad allontanare il padre per avere un rapporto esclusivo con la madre. Per tali desideri incestuosi, il bambino proverà sensi di colpa che difenderà con rituali ossessivi. Tutt’oggi la gestualità ripetitiva dell’ossessivo e il cerimoniale religioso servono a controllare il sentimento di colpevolezza.
Ad una prima, veloce lettura, tutto questo può apparire assurdo.
Ma, vivendo nel bel mezzo del primo conflitto mondiale, Freud cercò di interpretare la guerra con i suoi strumenti di analisi e arrivò alla conclusione che il comportamento degli individui della società moderna è estremamente simile a quello degli uomini primitivi: “l’azione vietata ai singoli, diviene lecita quando si fa opera collettiva”.
A questo punto, la religione diventa quasi una necessità. E’ un narcotico con il quale l’uomo controlla la sua angoscia, ma al tempo stesso indebolisce la sua mente (Ricorda un po’ “l’oppio dei popoli” di Marx).
Freud arriva anche a dire che la religione è la “nevrosi ossessiva dell’umanità”, e se ci si fa caso, i rituali religiosi e quelli ossessivi hanno aspetti comuni. Tra i tanti: sono isolati dalle normali azioni del quotidiano, se non vengono rispettati nei minimi dettagli risultano inutili, devono essere effettuati scrupolosamente.
Quindi civiltà e religione corrono su due binari paralleli, sono tutte e due garanzie di sicurezza davanti alla forza della natura e alla fragilità dell’uomo.
Quindi sicurezza a scapito della libertà. Quindi frustrazione.
Il nevrotico non riesce ad accettare questo sacrificio.
In termini tecnici la morale della favola è: siamo tutti nevrotici, specializzati in disturbi cognitivo-comportamentali che si manifestano in rituali ossessivi/compulsivi.
Nel ParlaComeMangi potrebbe essere: non si conosce la linea di confine tra normalità e follia, perché non vi è un confine. Viviamo costantemente in bilico tra i nostri stati di coscienza che si alterano per un nonnulla. Abbiamo la necessità di rispondere a domande che destabilizzano i nostri equilibri precari (tanto quanto il precariato destabilizza le nostre necessità primarie). Le nostre pulsioni aggressive festeggiano la loro liberazione seguendo la filosofia del “più siamo, più ci divertiamo”. Introiettiamo le nostre figure genitoriali identificandoci con loro, per poi pentirci amaramente per tutta la vita.
Grazie Sigismondo.
Ma preferisco Alfredo.
Tutto nasce dai totem delle popolazioni primitive. Il totem era un elemento sacro, di solito rappresentato da un animale, che simbolizzava l’identità sociale, l’appartenenza alla stessa tribù.
All’interno di ogni tribù vigevano due tabù (due divieti sacri). Il primo vietava di uccidere l’animale-totem e il secondo vietava di avere rapporti sessuali con i membri dello stesso clan.
Da qui l’antica repulsione per l’incestuosità. Per i non addetti: esiste una specifica fase dello sviluppo in cui il bambino, colpito da “complesso edipico”, tende ad allontanare il padre per avere un rapporto esclusivo con la madre. Per tali desideri incestuosi, il bambino proverà sensi di colpa che difenderà con rituali ossessivi. Tutt’oggi la gestualità ripetitiva dell’ossessivo e il cerimoniale religioso servono a controllare il sentimento di colpevolezza.
Ad una prima, veloce lettura, tutto questo può apparire assurdo.
Ma, vivendo nel bel mezzo del primo conflitto mondiale, Freud cercò di interpretare la guerra con i suoi strumenti di analisi e arrivò alla conclusione che il comportamento degli individui della società moderna è estremamente simile a quello degli uomini primitivi: “l’azione vietata ai singoli, diviene lecita quando si fa opera collettiva”.
A questo punto, la religione diventa quasi una necessità. E’ un narcotico con il quale l’uomo controlla la sua angoscia, ma al tempo stesso indebolisce la sua mente (Ricorda un po’ “l’oppio dei popoli” di Marx).
Freud arriva anche a dire che la religione è la “nevrosi ossessiva dell’umanità”, e se ci si fa caso, i rituali religiosi e quelli ossessivi hanno aspetti comuni. Tra i tanti: sono isolati dalle normali azioni del quotidiano, se non vengono rispettati nei minimi dettagli risultano inutili, devono essere effettuati scrupolosamente.
Quindi civiltà e religione corrono su due binari paralleli, sono tutte e due garanzie di sicurezza davanti alla forza della natura e alla fragilità dell’uomo.
Quindi sicurezza a scapito della libertà. Quindi frustrazione.
Il nevrotico non riesce ad accettare questo sacrificio.
In termini tecnici la morale della favola è: siamo tutti nevrotici, specializzati in disturbi cognitivo-comportamentali che si manifestano in rituali ossessivi/compulsivi.
Nel ParlaComeMangi potrebbe essere: non si conosce la linea di confine tra normalità e follia, perché non vi è un confine. Viviamo costantemente in bilico tra i nostri stati di coscienza che si alterano per un nonnulla. Abbiamo la necessità di rispondere a domande che destabilizzano i nostri equilibri precari (tanto quanto il precariato destabilizza le nostre necessità primarie). Le nostre pulsioni aggressive festeggiano la loro liberazione seguendo la filosofia del “più siamo, più ci divertiamo”. Introiettiamo le nostre figure genitoriali identificandoci con loro, per poi pentirci amaramente per tutta la vita.
Grazie Sigismondo.
Ma preferisco Alfredo.
mercoledì 1 luglio 2009
Magnolia
Stringimi,occhi dolci, mani forti
pelle da annusare.
Fermerò quell’attimo
lo racchiuderò in un fotogramma
che ancora non conosco.
I tuoi occhi cercheranno i miei
per trovare conforto,
quando da soli non saranno più in grado di esistere.
Quando avranno bisogno di una lago di certezze.
Stringimi forte e non mi lasciare
ora che il tempo non ci lascia scampo,
ora che il tempo ci porta via il resto.
Tra le tue braccia
profumo di magnolia.
luglio 2008
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